FebbreQ: Il controllo passa dal vaccino - Giorgio Valla

Si tratta di una malattia dei ruminanti causata da Coxiella burnetii, un piccolo batterio che è in grado di infettare anche l’uomo e di sopravvivere per lunghi periodi di tempo nell’ambiente.

In presenza del sospetto epidemico di Febbre Q è opportuno adottare alcune misure di biosicurezza atte a prevenire la malattia e ridurre la diffusione dell’agente patogeno o a ridurre la contaminazione ambientale. In particolare:

  • feti e placenta devono essere raccolti e distrutti per evitare la diffusione della “fase resistente” di Coxiella burnetii;
  • dovrebbe essere resa disponibile un’area per il parto ben gestita, al fine di evitare il contatto con aerosol contaminati;
  • la separazione tra le bovine primipare e pluripare con la definizione di aree separate di parto potrebbe essere molto utile al fine di impedire e/o ritardare l’infezione delle bovine primipare. Inoltre, negli allevamenti infetti è molto importante anche la gestione delle deiezioni. Si consiglia di conservare a lungo le feci (non meno di 3 mesi) prima di procedere allo spargimento sui campi e lo spargimento del letame dovrebbe essere evitato in presenza di giornate ventose.

Altre misure presentano una limitata fattibilità, come ad esempio la riforma anticipata degli animali infetti in considerazione dell’alto livello di prevalenza sierologica dell’infezione negli allevamenti infetti, o l’esecuzione di test sierologici eseguiti prima dell’introduzione degli animali in allevamento, a causa della possibile presenza di animali “falsi” negativi che possono risultare negativi sierologicamente ma attivamente eliminatori del patogeno.

Antibiotico in asciutta

Per quanto riguarda il trattamento antibiotico, nei ruminanti la tetraciclina è utilizzata frequentemente nel trattamento di Coxiella burnetii in relazione alla sua caratteristica diffusione intracellulare. Alcuni studi hanno dimostrato che il trattamento antibiotico era in grado di ridurre il rischio di avere animali eliminatori al momento del parto. 

Tuttavia, non vi è un pieno consenso per quanto riguarda la reale efficacia di un singolo trattamento antibiotico, considerando anche che nell’uomo è considerato efficiente soltanto un trattamento di lunga durata (almeno 1-2 mesi con somministrazioni giornaliere). 

Immunizzare si può

La disponibilità di un vaccino efficace, allestito con Coxiella burnetii in fase I (vedi oltre) ha recentemente contribuito ad un miglioramento significativo del controllo dell’infezione.

Nel bovino il vaccino ha dimostrato di ridurre di 5 volte la probabilità d’infezione nei soggetti non ancora infetti e di ridurre l’incidenza e la gravità dei problemi riproduttivi correlati all’infezione.

Inoltre, esso gioca un ruolo importante anche nella riduzione della circolazione del patogeno nelle stalle infette.

Il controllo della febbre Q si basa quindi su tre possibili pilastri (vedi schema 1):

  • misure non sanitarie che prevedono misure di sicurezza biologica con particolare attenzione alla rimozione e distruzione di placenta e feti abortiti;
  • il trattamento antibiotico durante il periodo di asciutta, che tuttavia non è l’approccio migliore a causa dell’incerta efficacia e delle preoccupazioni sull’uso razionale degli antibiotici;
  • la predisposizione di un intervento vaccinale utilizzando un vaccino efficace in fase I. 

Risposta immunitaria

A quest’ultimo proposito occorre sottolineare come il lipopolisaccaride (o LPS) sulla superficie batterica di Coxiella burnetii costituisca l’antigene “immuno-dominante”del batterio. Questo LPS può evolvere da una forma completa nella fase I ad una forma incompleta nella fase II. Questa variazione di fase viene osservata durante la moltiplicazione in vitro. Solo i batteri nella fase I con un LPS completo sono virulenti e sono isolati dagli animali infetti. La fase II di Coxiella burnetii presenta un LPS incompleto e viene principalmente isolato in coltura cellulare. La transizione tra la fase I e la fase II implica perdita di virulenza.

La fase I e la fase II di Coxiella burnetii sono entrambe immunogeniche, ma solo gli anticorpi di fase I sono implicati nella protezione contro la malattia e sono caratteristici di una valida protezione immunitaria sia nell’uomo che nei ruminanti. Infatti, diversi studi hanno dimostrato che i soli vaccini efficaci per Coxiella burnetii sono quelli costituiti da Coxiella burnetii in fase I.
I vaccini in fase I hanno infatti dimostrato elevate capacità di indurre una risposta immunitaria sia umorale che cellulo-mediata e sono risultati efficaci nella prevenzione della febbre Q sia negli animali che nell’uomo. 

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